Questo è il report di un mio giretto per festeggiare e ricordare i 150 anni dell'Unità d'Italia, giro fatto i primi del maggio scorso.
Partenza da casa con un clima ottimo, appena passato il casello di Roma Nord un'ottima nebbia mi accompagna fino al casello di Orte dove esco per imboccare la famigerata E45, che mi farà compagnia fino a Sansepolcro, da dove ho intenzione di imboccare la Marecchiese fino a Rimini, la strada che porta al Passo Viamaggio l'ho percorsa molte volte in auto, e mi era sempre rimasta la voglia di percorrerla in moto, e quale occasione migliore di questa, dove sono in vacanza e le tempistiche sono molto tranquille e rilassate, l'unica che preso dal divertimento della strada mi sono completamente dimenticato di fermarmi a fare qualche foto :(.
Le curve e l'orario mettono fame, ok un breve ma non troppo stop presso un'alimentari per un paio di abbondanti panini, poi riparte il viaggio, non molto azzeccata è stata l'idea di proseguire per l'Adriatica, troppi semafori che rallentano di molto il viaggio e spezzano il ritmo preso fino a poco prima. Svolta rapida e imbocco la pallostrada, e questa lo è molto più di altre, una fettuccia dritta che attraversa la pianura padana senza apprezzabili curve, però mi permette di arrivare in orario al B&B.
Sveglia presto, doccia colazione e ........... dannazione piove come se nell'inverno appena terminato non lo avesse mai fatto ehhhh va....bbè, faremo un girello a piedi aspettando che smetta camminando camminando arrivo al sagrario di Redipuglia, vado verso il sagrario vecchio, approfittando di una pioggia in lieve diminuzione, seguo il percorso e faccio un po' di foto, più o meno a metà percorso la pioggia ricomincia in modo forte, cosa che mi costringe a rifugiarmi verso il museo che ovviamente è ancora chiuso......eheheh.....fortunatamente il custode mi permette di entrare in anticipo. (Nota del tutto personale ho trovato in queste aree persone di grande gentilezza.) visito il museo scatto un po' di foto ed a fine visita me ne torno passeggiando sotto la pioggia al mio B&B, certo che una giornata così le fa girare veramente, per rilassarmi un'attimo quando sono in camera accendo il pc faccio un giretto in internet e guardando facebook mi viene il lampo di genio mentre leggo le info di un'amico di un'altro forum (Mototurismo) che organizza un famoso giro in zona ...... il Poti Miru.... (Trad. Percorsi di pace) Appunto chi se non Gianni può darmi qualche buona indicazione su ciò che vale la pena di vedere? (Un'altro amico era impegnato con l'MPA - Mototuristi per l'Abruzzo- giunto alla sua 3a edizionne) Invio un messaggio e poco dopo ricevo la sua risposta con tanto di numero di cell. telefonata ed ecco organizzato un'incontro per la serata. Spiego a Gianni in linea di massima cosa vorrei vedere ed anzichè darmi le indicazioni richieste il caro Gianni si offre per accompagnarmi a vedere quei posti che inoltre saranno anche parte del 4° Poti Miru. Ci incontriamo almeno per conoscerci e fare due chiacchiere prima di fare il giro in moto, scopro una persona eccezionale.
Lasciato presto il B&B vado al punto d'incontro con la mia "guida locale" e dopo le piogge del giorno precedente la giornata si presenta limpida e soleggiata. Con estrema puntualità Gianni arriva all'appuntamento stretta di mano, casco e via per il giro, usciamo da Redipuglia e cominciamo a salire su per un'ottima stradina con un'eccellente panorama che mi accompagnerà per tutta la giornata, ed arriviamo al primo stop che è una cappella costruita dai soldati ungheresi, da li partiamo per Monte San Michele, località per me importante, in quanto da piccolo sentivo sempre mio padre che raccontava di un suo zio deceduto durante uno dei tanti assalti fatti dalle nostre truppe su quel monte. La voglia di portare un'saluto ad un avo mai conosciuto mi ha spinto a fare questo viaggio che cercherò di ripetere anche il prossimo anno :).
Raggiunta la prima tappa le nostre ruote dirigono verso Gorizia città divisa tra due nazioni e noi andiamo appunto sulla zona di confine la famosa Piazza della Transalpina dove ora il confine è indicato da una vera e propria linea........appunto la famosa linea di confine :), la attraversiamo di straforo come due contrabbandieri, inizia così la nostra gita in Slovenia.
La strada che costeggia l'Isonzo è bellissima l'asfalto è molto buono il traffico quasi inesistente, sopratutto rimango colpito attaversando i vari paesi che ci separano da Kobarid (Caporetto) dell'ordine e della pulizia e tranquillità che regna in questa zona , chissà perchè mi aspettavo qualcosa di molto diverso mah!!
Tra una curva e un'incrocio ed una salita ci arrampichiamo sul monte Kolovrat
(La zona del Colovrat, durante la prima guerra mondiale, era area di competenza della 2ª Armata dell'Esercito Italiano che vi aveva realizzato un vasto ed articolato sistema difensivo, in quanto i suoi rilievi costituivano l'estrema linea di difesa per impedire la penetrazione del nemico nella pianura friulana. La dorsale fu tragicamente interessata dalla battaglia di Caporetto, che portò alla ritirata delle truppe italiane fino alla linea del Piave; la mattina del 24 ottobre 1917 la catena del Colovrat venne investita da un pesante bombardamento con shrapnel e granate a gas asfissiante che provocò un numero enorme di vittime sia tra i militari che tra la popolazione civile del posto. Al termine del cannoneggiamento, compagnie tedesche, comandate dal tenente Erwin Rommel, con un attacco a sorpresa, riuscirono a conquistarne le cime per proseguire, in rapida avanzata, verso il monte Matajur e la pianura friulana. Nei pressi del passo Solarie è stato innalzato un cippo a ricordo di Riccardo di Giusto, primo caduto italiano nel conflitto.)(Fonte Vikipedia) come riportato nelle note giungiamo presso il cippo del primo militare italiano caduto nel conflitto (ammazza che sfiga n.d.r.).
La strada che da lì arriverà a Caporetto non è delle migliori l'asfalto è molto rovinato, però il panorama merita e specialmente lo stop presso le trincee della terza linea italiana, che dire, nulla a che vedere con le stesse del monte San Michele, quelle che stanno in Italia possono essere tranquillamente paragonate a buche piene di sassi, mentre quelle in Slovenia sono completamente ricostruite e percorribili.
Percorrendo quelle trincee si ha la sensazione di poter ancora sentire l'angoscia che pervadeva la quotidianità della vita in quegli anni, o forse è solo una mia suggestione.
Una ripida discesa ci porta a Caporetto dove andiamo a visitare il sacrario di Sant'Antonio, costruito su un colle, che custodisce le salme di più di 7000 soldati italiani. Anche qui nel leggere tutto quell'elenco di nomi i pensieri si accavallano, ed una sensazione di tristezza si impossessa del visitatore, poi dopo l'elaborazione delle sensazioni iniziano a sorgere le prime considerazioni e la prima su tutte è che di alti ufficiali tra quei caduti non ce ne sono, al massimo qualche tenente.........chissà perchè. Giungendo ai nostri giorni non posso evitare di commentare su quel personaggio politico che vorrebbe di nuovo dividere il nostro paese, in barba a quel quasi milione di vittime che si sono consegnate a questa guerra e all'idea di unità del paese. In modo irriverente mi viene da pensare che quel milione di vittime sia stato quasi un milione di idioti, però poi mi convinco che di idioti se c'è da parlare ci si può riferire tranquillamente a quel politico e a tutti quelli che lo applaudono.
Chiudiamo con le divagazioni politiche e torniamo in viaggio, ora è giunto il momneto di rientrare in Italia e dirigere le ruote verso l'altra località che ho programmato di visitare, ovvero Longarone.
Gianni si offre di farmi da guida per un'altro tratto di strada cosa che accetto volentieri, in queste poche ore passate a girare insieme ho visto che il suo stile di guida si accompagna molto bene col mio e questo fa si che per me sia un'ottimo compagno di viaggio, continuando tra un curva è l'altra si fa l'ora di prenzo e Gianni decide di fare sosta presso un Bar lungo strada, dicendomi " questo è un locale molto amato dai motociclisti di zona..........capirai perchè!!" In effetti non perdo molto tempo per cercare di capire la sua frase sibillina, sulla porta ci accoglie la titolare del locale e che dire la sua mise non lascia molto all'immaginazione :) , e fra tutti i panorami visti fin'ora anche questo è molto affascinate come dire..... parlando di curve ecco anche quì non mancano.
Dopo questa piacevole pausa "culinaria" ci salutiamo con Gianni lui ritorna a casa mentre io proseguo il mio giro in solitaria seguendo le indicazioni non del navigatore questa volta ma ancora quelle consigliatemi dal nostro amico.
La strada si snoda in modo tranquillo sinuoso ed i panorami sono di prima qualità, specialmente quando arrivo in prossimità di Barcis e del suo lago, l'azzurro intenso delle sue acque è particolare, e di sicuro merita uno stop per un paio di foto, così tra una foto ed un'altra arrivo a Longarone passando però accanto alla sua famigerata diga, la frana dopo quasi cinquant'anni fa ancora il suo funesto effetto a vederla. La tranquillità di quei luoghi devastata dalla forza della natura.
Dopo una buona nottata a Longarone mi rifaccio un giro verso la diga la speranza era di poter fare un giro sul coronamento della diga ma.... non c'era nessuno per poter chiedere se la cosa fosse stata possibile pertanto un'occhiata alla cappella e poi via in direzione Mantova verso il ponte di barche sul fiume Oglio (torre dell'Oglio).
La strada non è spettacolare come prima però non posso nemmeno dire che sia malaccia, non ricordo tutti i paesi attraversati,la cosa però che mi ha colpito è stato un villaggio arrampicato su di una collina e circondato da un muraglione che sembrava quasi la muraglia cinese ....... con qualche km in meno :) ovviamente.
La pianura padana mi accoglie con tutta la sia piattezza e quasi totale assenza di curve, fortuna che il navigatore mi consigliava tutte strade che un po' costeggiavano qualche canale d'irrigazione, qualche fiume , oppure strade interpoderali che spezzavano quella dritta monotonia con qualche curvetta, km dopo km arrivo finalmente a Torre dell'Oglio difronte al fatidico ponte, che al finale non ha nulla di particolare però l'idea di attraversare il fiume con la moto percorrendo un ponte fatto di barche ha sempre colpito la mia fantasia e finalmente la mia curiosità è stata soddisfatta.
Per motivi familiari mi fermo un paio di giorni a Milano con una piccola puntata verso il lago di Como due giorni con nulla di speciale da raccontare fino al giorno che segna il rientro a Roma e la fine del giro, però non posso tornare a casa via autostrada e così decido per fare una tratta autostradale breve per uscire a Parma e gettarmi verso Berceto e il passo della Cisa insomma allungare al massimo il divertimento, ed in effetti così è stato.
Alcune considerazioni superando la linea di confine tra Toscana ed Emilia Romagna il comportamento dei motociclisti cambia molto ovvero tutti salutano e/o rispondono al saluto senza distinzione di moto e marca, cosa che invece qui non accade con la stessa frequenza, inoltre cosa molto ma molto più importante è il comportamento degli automoblisti e camionisti che sono risultati essere molto più rispettosi del codice della strada e molto più riguardosi nei confronti dei motociclisti impensabile qui a Roma, al nord si fermano per dare la precedenza alle due ruote, le prime volte è stata una cosa così inattesa che ci sono quasi rimasto male :)
Comunque l'esperienza del primo lungo viaggio in moto mi è piaciuta molto anzi moltissimo e ritengo che verra ripetuta al più presto.
qui un po' di foto:
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