sto organizzando per amici enduristi ascolani una visita alla location del film "lo chiamavano trinità" e ieri sono andato a fare un sopralluogo in solitaria, ho fatto un paio di foto col telefonino.
Sono arrivato a camposecco (questo il nome dell'amena località) salendo da camerata nuova, praticamente sono uscito da dove Bambino e Trinità accedono nel film alla valle dei mormoni, ve lo ricordate?
la strada è brecciata e secondo me si fa anche in macchina a due ruote motrici, purché sufficientemente alta da terra.
come dice il cartello, sui prati non si può circolare.
[Devi essere iscritto e connesso per vedere questa immagine]Appena entrato nell'altipiano di camposecco mi rendo conto che quando chi fa c'è stato dice che è un luogo magico non lo fa tanto per dire... mentre seguo la brecciata che ormai so dove va anche se non ci sono mai stato (miracoli del satellite) mi si para innanzi il classico bivio che pare messo là per caso e invece non è così.
[Devi essere iscritto e connesso per vedere questa immagine]Mi fermo, spengo il motore e mi levo il casco per ascoltare un pò che cosa mi dice questo luogo, i suoi alberi, le sue rocce bianche... una sensazione di grande calma mi pervade, dovrei sentirmi in ansia perché sono venuto qua alla chetichella, la mia signora crede che sia andato in catasto e invece sono qua, in mezzo a una faggeta fittissima coi raggi del sole a tagliare un pò di bruma sospesa a mezz'aria. Penso già che questo attimo mi abbia ripagato il viaggio, ma ecco voci di donna provenire dal bosco e mentre sento che si avvicinano sogno che siano delle amazzoni mezze ignude che vagano per la foresta in cerca di... cavalli ehehehe!
Ecco che arrivano, inforco i miei ray-ban
[Devi essere iscritto e connesso per vedere questa immagine] ma ahimé... sò tre vecchiette rinsecchite che mi salutano sorridendo, ricambio un pò sollevato che non siano veramente delle amazzoni ninfomani, mi fumo una sigaretta mentre aspetto che si allontanino e riparto. A un certo punto scorgo tra gli alberi qualcosa che somiglia a un'opera umana, è una baracca in legno da cui si leva del fumo... ma chi può essere? Mi avvicino alzando un pò i giri del motore e faccio un giro un pò largo per dar tempo a chi c'è di accorgersi della mia presenza, poi mi fermo e spengo tutto di nuovo. Intorno solo silenzio e odore di stoppìe che bruciano.
dal manufatto esce una donna con felpa verde militare (minchia la forestale!) che mi fa cenno di avvicinarmi (che faccio scappo?!?) Vabbé sentimo mpò che vòle... giro intorno alla staccionata in legno verso quello che sembrerebbe l'ingresso e... NON CI POSSO CREDERE!
[Devi essere iscritto e connesso per vedere questa immagine]ecco gli occupanti dell'accampamento, a sinistra Loretta, segni particolari gran paracula, a destra colui che ha concepito questo luogo che credo mi stesse aspettando da quando è nato, ecco a voi El Cisco, al secolo Francesco, anni 71.
[Devi essere iscritto e connesso per vedere questa immagine]Costui è un autentico personaggio, ha costruito questa capanna nel 1970 proprio quando stavano girando il film Lo chiamavano trinità ed ha vissuto qui per tutto il tempo delle riprese che durarono due mesi. Faceva un pò da ponte tra la troupe cinematografica ed il paese di camerata nuova. Mentre Loretta prepara due pezzi di pizza con il guanciale, El Cisco mi racconta di tutta l'epopea degli spaghetti western che questa zona conobbe quarant'anni fa, tra una chiacchiera e un morso di pizza trascorro con loro un'oretta davvero piacevole. Sono persone semplici e schiette, cerco di memorizzarne la parlata che volge all'abbruzzese anche se siamo, ancora per poco, in provincia di roma. Chiedo a Loretta se sa cucinare i facioli co le cotiche e com'è il vino locale. Cisco mi indica qualche strada, cerco di collegare le informazioni che mi danno loro con i miei studi satellitari, direi che quadra quasi tutto.
E' giunta l'ora di ripartire, Loretta mi lascia il numero di telefono e ci fa una foto
[Devi essere iscritto e connesso per vedere questa immagine]riparto ma invece di ripassare per camerata nuova decido di esplorare anche la carrareccia che porta all'ostello di prataglia, sopra l'abitato di Cervara di Roma. E' un bel sentiero, un sacco di cavalli e mucche liberi di pascolare che si abbeverano nelle numerose pozzanghere che incontro (sono sempre con gomme stradali!) finché non esco sulla strada che scende a cervara di roma. Non ho fatto foto perché stava iniziando a piovere ma vi assicuro che il paesaggio che mi si è presentato davanti agli occhi è indescrivibile, bellissimo.
Sulla via del ritorno prendo una grandinata coi fiocchi, sono in jeans e guantini estivi... mi zuppo fino al midollo ma torno a casa contento, ne è valsa la pena...